Riflessioni per una proposta di diffusione di un’etica per una nuova cittadinanza mondiale come esito di un dialogo interreligioso | Giovanna Cipollari

a cura di Giovanna Cipollari – CVM

Premessa.

Nell’attuale crisi, che è sostanzialmente di natura morale e culturale, prima ancora che economica, urge definire una nuova etica anche in funzione di un cambiamento epocale che respinge come anacronistica e fuorviante la visone utilitarista, materialista, individualista legata al proprio tornaconto personale, che ha caratterizzato il positivismo e che ancora domina oggi la società nonostante il fallimento della felicità promessa da una scienza slegata da finalità etiche.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale e il bilancio di disumanità accumulato nella tragedia nazi-fascista, nel genocidio degli ebrei, nella tragedia immane di Hiroshima e Nagasaki, la comunità delle nazioni, traendo le conseguenze delle strette complicità che il totalitarismo aveva mantenuto con il puro positivismo giuridico, ha definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) alcuni diritti inalienabili della persona umana che trascendono le leggi positive degli Stati e devono servire loro come riferimento e norma. Tali diritti non sono semplicemente concessi dal legislatore: essi sono dichiarati, cioè la loro esistenza oggettiva, anteriore alla decisione del legislatore, è resa manifesta. Derivano infatti dal «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana» (Preambolo della Dichiarazione Universale dell’Uomo, 1948) .

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo costituisce uno dei più bei successi della storia moderna. Essa «rimane una delle espressioni più alte della coscienza umana nel nostro tempo» e offre una solida base per la promozione di un mondo più giusto. Tuttavia i risultati non sono stati sempre all’altezza delle speranze. Alcuni Paesi hanno contestato l’universalità di tali diritti, giudicati troppo occidentali, e questo spinge a cercare una loro formulazione più comprensiva. Inoltre, una certa propensione a moltiplicare i diritti dell’uomo, in funzione più dei desideri disordinati dell’individuo consumista o di rivendicazioni settoriali estranee ad esigenze oggettive del bene comune dell’umanità, ha contribuito non poco a svalutarli. Separata dal senso morale dei valori che trascendono gli interessi particolari, la moltiplicazione delle procedure e delle regolamentazioni giuridiche conduce soltanto a un affossamento, che in definitiva serve soltanto gli interessi dei più forti. Soprattutto, si manifesta una tendenza a reinterpretare i diritti dell’uomo separandoli dalla dimensione etica e razionale, che costituisce il loro fondamento e il loro fine, a profitto di un puro legalismo utilitarista

Per spiegare il fondamento etico dei diritti dell’uomo, gli esponenti di tutte le principali religioni del mondo hanno cercato di elaborare nell’ambito di un dialogo tra le culture e le religioni, un’«etica mondiale» che ha trovato la sua espressione significativa nella “Dichiarazione per un etica mondiale” proclamata dal Parlamento delle religioni mondiali il 4 settembre del 1993 a Chicago. Tale documento, con le successive integrazioni, rappresenta una pietra miliare per la costruzione della nuova etica mondiale in quanto  indica l’insieme dei valori obbligatori fondamentali che da secoli formano il tesoro dell’esperienza umana e che alimentano tutte le grandi tradizioni religiose e filosofiche Tale progetto, degno di interesse, è espressione del bisogno attuale di un’etica che abbia validità planetaria e globale.

In quest’ottica il gruppo di lavoro – avviato dal Tavolo del Dialogo Interreligioso dell’Università per la pace e formato da esponenti delle diverse comunità religiose presenti nelle Marche – CVM ha condiviso il seguente piano di attività.

 

FINALITÀ: diffusione di una cultura della pace attraverso la condivisione di un’etica mondiale elaborata a livello interreligioso.

 

Azione A:

  • diffondere la “Dichiarazione per un etica mondiale”[1] sia nelle comunità rappresentate nel gruppo di lavoro sia all’esterno con particolare attenzione nei confronti della società civile. Questa decisione  si basa sulla convinzione che tale Dichiarazione non è ancora conosciuta e che essa rappresenta una premessa indispensabile in grado di favorire una convivialità serena e pacifica nel territorio marchigiano.

 

Azione B:

  • considerare tale “ Dichiarazione” oggetto di studio e formazione per promuovere nelle Marche il passaggio da una società multietnica e multi religiosa ad una società del dialogo in cui le varie culture e religioni non siano le une accanto all’altro in maniera giustapposta o, ancor peggio, conflittuale ma in maniera collaborativa nel comune intento che  una nuova società basata sul reciproco riconoscimento e rispetto sia indispensabile per un nuovo ordine sociale garante del valore della dignità incondizionata di ogni essere umano, a prescindere dall’ origine sociale, dal sesso, dal colore della pelle, dalla lingua e  dalla religione.

 

Azione C:

  • costituire un Comitato Scientifico Interreligioso (CSI) che abbia come compito di avviare una riflessione sui valori etici delle diverse religioni mostrando come esse convergano nella stessa direzione per la costruzione della pace, della giustizia, della felicità in quanto la spiritualità che deriva da ciascuna fede, pur nella diversità e specificità delle  espressioni storico-culturali, concorre alla piena umanizzazione di ogni creatura, credente o laica che sia.

 

[1] Dichiarazione per un’etica mondiale. Parlamento delle religioni mondiali.

http://www.weltethos.org/1-pdf/10-stiftung/declaration/declaration_italian.pdf

 

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