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#609
Cecilia Tognon
Partecipante

Cerco di evidenziare i motivi della scelta di questo concetto:
mi è capitato di vedere pochi giorni fa in una scuola primaria un cartellone proprio sul tema della memoria storica inoltre più volte ho avuto modo di vedere scolaresche in gita nei luoghi della memoria (io stessa ai tempi delle superiori vi sono stata portata) e non sempre con la necessaria accortezza che questi temi meriterebbero. Inoltre per quanto riguarda la disciplina “storia” ritengo che il tema della memoria sia centrale e difficilmente eludibile.
Sul discorso dell’inclusione e dell’esclusione propongo questa riflessione:
sono evidentemente d’accordo sul ruolo della storia come strumento che debba «favorire l’inclusione e la concordia» e proprio per questo tengo a sottolineare la profonda differenza che passa tra memoria e storia.
Scegliere, come è giusto, «i nodi storici che favoriscano il meticciamento, la creolizzazione in una prospettiva della nuova società mondiale da costruire» non significa fare memoria, ma semmai buona storia. Infatti, mi sembra di poter dire che la comunità degli storici è piuttosto compatta nel ritenere che la memoria sia per sua natura proprietaria e portatrice e formatrice di identità al contrario della storia aperta alla polifonia e al decentramento.
All’interno del superamento di una visione etnocentrica affrontare il tema della memoria significa rendersi conto di cosa una collettività voglia ricordare e che cosa voglia rimuovere (centrale è infatti anche il ruolo dell’oblio). Emblematico il caso del colonialismo italiano: mentre ormai esiste una seria storiografia sull’argomento, al contrario non esiste in Italia una memoria sul nostro passato di colonizzatori.
Si potrebbe in ogni caso approfondire il discorso a voce domenica prossima all’incontro.