Siamo a Chagni, piccolo villaggio sulla strada che conduce al confine con il Sudan. Chagni è diverso dalle altre zone in cui operiamo, c’è caldo, molto caldo, la terra è rossa e una meravigliosa, enorme moschea azzurra si staglia al centro del paese come a sottolineare il fatto che qui la religione più diffusa è l’Islam. Ci ritroviamo a condurre una riunione con le donne beneficiarie del nostro progetto sotto un grande albero.

Intorno a noi bambini sporchi di terra che corrono, ridono e giocano. Uno di loro attira la mia attenzione, si chiama Danil ed è il figlio di una housemaid che fa parte di un’associazione che sosteniamo. Danil gioca con il copertone di una gomma da bicicletta e corre da tutte le parti, non si ferma un attimo! La sua mamma, Sewenet Alemayhu, ha quarant’anni ma ne dimostra molti di più a causa dell’HIV che da tanti anni la divora internamente. Mi avvicino e piano piano, in amharico, inizia a raccontarmi la storia del suo bambino. Danil non è il suo vero figlio, è orfano, dei genitori non si sa nulla.

Sewenet, questa donna magrissima ma estremamente energica, l’ha adottato non appena l’ha visto in un dormitorio insieme a tanti altri bambini. Il virus e la paura di contagio l’hanno dissuasa dall’avere una gravidanza e così ha deciso di portarsi a casa questo bel bimbo che dice di avere 3 anni e 6 mesi, ma che probabilmente ne ha qualcuno in più, poco importa.

Sewenet mi parla a piedi scalzi, non usa scarpe, avvolta in un abito azzurro consunto e in un nero turbante. I suoi occhi lucidi e pieni d’amore mi trasmettono tutto l’affetto che prova verso questo bambino. Mi racconta che grazie ai training di CVM lei ha imparato a prestare molta attenzione ogni giorno per non contagiare il bimbo, regolarmente lo sottopone a esami del sangue ed è serena poiché sa che grazie alle sue cure lui non contrarrà il virus. Partecipando inoltre alle riunioni con le altre housemaids (le lavoratrici domestiche) riesce a mettere da parte qualche risparmio e in futuro vuole mandare Danil a scuola. Danil intanto sorride e corre intorno a noi e finalmente mi rendo conto di quanto il lavoro di CVM sia fondamentale nel diffondere informazioni e consapevolezza in materia di HIV/AIDS.

Laila Anton – Volontaria internazionale CVM Etiopia

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Il gioco e il coraggio | Storia di una famiglia che ha sconfitto la paura